{"id":1873,"date":"2024-01-05T15:36:06","date_gmt":"2024-01-05T14:36:06","guid":{"rendered":"https:\/\/www.thehappycfo.com\/?p=1873"},"modified":"2026-03-22T12:25:21","modified_gmt":"2026-03-22T11:25:21","slug":"repubblica-o-monarchia-politica-o-economia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.thehappycfo.com\/it\/1873\/repubblica-o-monarchia-politica-o-economia\/","title":{"rendered":"Repubblica o Monarchia ? Politica o Economia?"},"content":{"rendered":"\n<p><strong>\u201cC\u2019\u00e8 ancora domani\u201d<\/strong> il film di successo di Paola Cortellesi celebra un momento speciale del movimento di equiparazione dei diritti tra generi: il 2 giugno 1946 le donne italiane furono per la prima volta e finalmente chiamate alle urne a votare. Era importante decidere se l\u2019Italia dovesse rimanere una monarchia o diventare una Repubblica e il governo di allora ritenne rilevante includere \u201cl\u2019 opinione &nbsp;femminile\u201d. Per dare un po&#8217; di contesto: il voto alle donne in UK venne concesso nel 1928, in Francia nel 1944 e le Nazioni Unite lo inserirono tra i diritti della Dichiarazione Universale del 1948.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-full\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"325\" height=\"451\" alt=\"Repubblica o Monarchia ? Politica o Economia?\" src=\"https:\/\/www.thehappycfo.com\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/delia.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-1875\" srcset=\"https:\/\/www.thehappycfo.com\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/delia.jpg 325w, https:\/\/www.thehappycfo.com\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/delia-216x300.jpg 216w, https:\/\/www.thehappycfo.com\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/delia-300x416.jpg 300w\" sizes=\"(max-width: 325px) 100vw, 325px\" \/><\/figure>\n\n\n\n<p>Il voto concesso nel 1946 fu un momento di grande successo per l\u2019equiparazione e l\u2019emancipazione femminile o una scelta \u201ccalcolata\u201d dei rappresentanti delle \u00e9lite del sistema capitalistico e di potere per mantenere il Paese Italia ed i (le) poveri (e) sotto controllo?<\/p>\n\n\n\n<p>Le scene conclusive del film rappresentano bene la gioia, le lacrime, i sorrisi, le speranze delle tante donne &nbsp;che come Delia la protagonista, si affollarono ai seggi. Quel giorno fu magico, come ricorda la giornalista Anna Garofalo: \u00abLe schede che ci arrivano a casa e ci invitano a compiere il nostro dovere, hanno un\u2019autorit\u00e0 silenziosa e perentoria. Le rigiriamo tra le mani e <strong>ci sembrano pi\u00f9 preziose della tessera del pane<\/strong>. Stringiamo le schede come biglietti d\u2019amore.\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>Il diritto di voto. Il diritto di essere ascoltate, il diritto di contare. Gi\u00e0 nel 1919, per\u00f2 il prof. Zini preconizzava, in una lezione intitolata \u201cDa cittadino a produttore\u201d che: \u201cnella democrazia capitalistica, il cittadino \u00e8 sovrano solo il giorno delle elezioni, tutto il resto del tempo non \u00e8 che un soggetto subordinato a leggi e regolamenti, redatti e promulgati al di fuori del suo effettivo concorso\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>Tuttavia, per le protagoniste di allora, una testimonianza tra milioni, riassume bene lo stato d\u2019animo: \u201cLa fila lunghissima. La ragazza davanti piena di paura: \u00abE se sbaglio?\u00bb. L\u2019immagine riaffiora davanti agli occhi di come se l\u2019avesse vista ieri. Mattina del 2 giugno 1946, Roma, la prima volta al voto delle donne: \u00abIl cuore mi scoppiava nel petto. Per arrivare a quel giorno avevamo tanto lottato e tanto sofferto\u00bb. \u00abE quel 2 giugno ho provato l\u2019emozione pi\u00f9 grande. <strong>Capivamo che c\u2019era un ruolo<\/strong>, per noi. Che era sacrosanto pretenderlo e agirlo\u00bb. Cos\u00ec racconta ad Avvenire nel 2021 la centenaria Maria Lisa (Marisa) Cinciari Rodano.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Economia e Politica : Monarchia o Repubblica ?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"816\" height=\"1024\" alt=\"Repubblica o Monarchia ? Politica o Economia?\" src=\"https:\/\/www.thehappycfo.com\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/economia_politica-816x1024.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-1877\" srcset=\"https:\/\/www.thehappycfo.com\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/economia_politica-816x1024.jpg 816w, https:\/\/www.thehappycfo.com\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/economia_politica-239x300.jpg 239w, https:\/\/www.thehappycfo.com\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/economia_politica-768x964.jpg 768w, https:\/\/www.thehappycfo.com\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/economia_politica-1224x1536.jpg 1224w, https:\/\/www.thehappycfo.com\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/economia_politica-300x377.jpg 300w, https:\/\/www.thehappycfo.com\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/economia_politica.jpg 1626w\" sizes=\"(max-width: 816px) 100vw, 816px\" \/><\/figure>\n\n\n\n<p>La citazione del prof. Zini \u00e8 tratta da un libro recente la cui lettura ha ispirato questo articolo e le riflessioni in esso contenute. Il libro di Clara E. Mattei \u201cL\u2019economia \u00e8 politica\u201d, edito nel 2023 da Fuori Scena, sostiene che anche oggi siamo di fronte ad una scelta. <\/p>\n\n\n\n<p><strong>Economia o Politica?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Dove ci ha portato &nbsp;il primato dell\u2019Economia e l\u2019autogiustificazione del sistema finanziario capitalistico? Viviamo in un mondo giusto dove le opportunit\u00e0 sono date in base all\u2019 \u201cessere umani\u201d o il sistema difende i privilegi di pochi?<\/p>\n\n\n\n<p>Come la Monarchia allora non fu capace di impedire il disastro della guerra, il sistema attuale guidato da un \u00e9lite potente, sapr\u00e0 affrontare le sfide socio economiche del cambiamento climatico, il recupero post Covid, l\u2019estensione della belligeranza ed i conflitti, l\u2019impoverimento della classe media e dei giovani, ponendosi obbiettivi di \u201cbene comune\u201d e quindi di Politica o difender\u00e0 i privilegi che una visione Economicista del mondo ha permesso di riacquistare ed incrementare nel dopoguerra?<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;In Europa soprattutto, il disastro delle due guerre, come ci racconta Picketty nel suo volume, \u201cCapitale ed Ideologia\u201d, aveva avvicinato la distanza tra i super ricchi ed i poveri e dopo il picco dei ruggenti anni 20 del novecento, la distanza tra benestanti e classe media, in particolare, si era ridotta, perch\u00e9 la guerra non aveva fatto distinzioni di ceto sociale e lo sforzo bellico del paese aveva \u201cdemocraticizzato\u201d la partecipazione al mondo produttivo, ad esempio allargando la partecipazione femminile.<\/p>\n\n\n\n<p>Se non mediata dalla Poltica, l\u2019interesse ed il bene comune soggiaceranno agli obbiettivi finanziari di \u201causterit\u00e0\u201d da raggiungere in termini di deficit, indebitamento, con riduzione della spesa sociale ed impoverimento diffuso?<\/p>\n\n\n\n<p>Il libro tratta dei legami tra Economia e Politica: oggi, sostiene Mattei, le \u00e9lite ed i superricchi ci fanno credere che il sistema capitalistico esistente e le sue regole economiche siano, non solo le migliori per la democrazia, ma anche le uniche possibili. La Politica e le scelte di distribuzione del reddito, o quelle sulla sanit\u00e0 o la scuola, ad esempio, nel capitalismo corrente, devono essere subordinate all\u2019 Economia ed alle istituzioni internazionali preposte a governarla (Banche Centrali) per \u201cil bene comune\u201d. Solo cos\u00ec si rimane liberi ed in democrazia. (Ci dicono)<\/p>\n\n\n\n<p>Cos\u00ec come negli anni 20 del novecento, ci racconta Mattei, l\u2019occupazione e la collettivizzazione di molte fabbriche in Italia aveva generato un movimento \u201cbolscevico&#8221; &#8211; con i termini di allora &#8211; che impaur\u00ec la \u00e9lite del tempo, cos\u00ec la ricostruzione post bellica degli anni quaranta e cinquanta, se lasciata alla masse avrebbe potuto portare ad un ribaltamento del sistema di potere. Non aver dato il voto alle donne che avevano sostenuto in modo importante il disastro bellico avrebbe probabilmente destabilizzato il sistema.<\/p>\n\n\n\n<p>Ma ritorniamo all\u2019evento del 2 giugno 1946.<\/p>\n\n\n\n<p>Vediamo come la Politica ci racconta oggi il voto alle donne di allora e le sue ragioni:<\/p>\n\n\n\n<p>\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026..<\/p>\n\n\n\n<p><strong><em>&nbsp;Le donne e il voto del 1946<\/em><\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>(dal il sito della Presidenza del Consiglio per la celebrazione del settantesimo dell\u2019evento):<\/p>\n\n\n\n<p><em>Il diritto del voto alle donne \u00e8 una grande conquista seppur recente: sono passati 70 anni (ndr oggi nel 2024 sono 78)&nbsp; dal decreto del 10 marzo 1946 che permise alle donne con almeno 25 anni di et\u00e0 di poter eleggere e essere elette alle prime elezioni amministrative postbelliche. Una conquista importante che quest\u2019anno vede numerose celebrazioni in tutto il paese per il 70esimo anniversario del suffragio universale e il 70esimo anniversario della Repubblica.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><strong><em>All\u2019inizio del secolo scorso la donna era ritenuta una sorta di accessorio dell\u2019uomo<\/em><\/strong><em>. <strong>Nel lento cammino verso l\u2019uguaglianza dei diritti, arriva la Prima Guerra Mondiale: le donne sono impegnate, per necessit\u00e0, nei lavori di responsabilit\u00e0 fino ad ora delegati all\u2019uomo<\/strong>. Con il fascismo la donna torna a lavorare ma a ricoprire la figura della regina della casa. \u00c8 ancora una volta con la guerra, il secondo conflitto mondiale, che la donna <strong>torna ad assaporare una sorta di parit\u00e0 con gli uomini<\/strong>. Durante la Resistenza sono molte le donne che divennero staffette, informatrici e parte attiva della lotta contro l\u2019occupazione nazi fascista.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>Una volta terminata la guerra, l\u2019esperienza della Resistenza e della Liberazione, era divenuta oramai un <strong>punto di non ritorno<\/strong> per il paese e anche per i diritti delle donne.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>In occasione del Consiglio dei Ministri del 30 gennaio 1945 venne esaminata per la prima volta l\u2019estensione del voto alle donne dai 21 anni, sancita con il decreto legislativo luogotenenziale n. 23 del 31 gennaio 1945. Ma \u00e8 il decreto n.74 del 10 marzo 1946, in occasione delle prime elezioni amministrative postbelliche, che le donne con almeno 25 anni di et\u00e0 potevano eleggere ma soprattutto essere elette<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>Si avvicinava la data del 2 giugno, quella del voto per eleggere l\u2019Assemblea Costituente, che avrebbe poi redatto la Costituzione Italiana, e contestualmente del referendum per scegliere il futuro assetto politico del paese: Monarchia&nbsp; o Repubblica?<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;..<\/p>\n\n\n\n<p>La sintesi della Presidenza del Consiglio \u00e8 sorprendente e conferma, a mio avviso, ahim\u00e8, la tesi che le \u00e9lite economico finanziarie dominano anche la Politica e le scelte di equit\u00e0 per i cittadini.<\/p>\n\n\n\n<p><em>All\u2019inizio la donna era \u201caccessorio\u201d ma impegnandosi nei lavori destinati all\u2019 uomo, <\/em>diventando \u201csalariata\u201ddirebbe Mattei<em>, venne presa in considerazione dalla Politica<\/em>.<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019 Economia, dopo la prima guerra mondiale, si trov\u00f2 infatti a gestire masse di donne salariate che assieme ai reduci rientrati dalla guerra costituivano la forza lavoro, il proletariato si direbbe marxianamente, di una Italia da ricostruire.<\/p>\n\n\n\n<p>Questa massa di sfruttati, ci racconta Mattei, nel 1920, quando donne ed uomini operai avevano occupato le grandi fabbriche, proponevano un modello di autogestione, regolato da Consigli di fabbrica dove Politica ed Economia trovavano sintesi. Sulla spinta dei cambiamenti post rivoluzione russa, la nuova democrazia delle fabbriche riconosceva al lavoratore\/trice il ruolo di \u201ccreatore di valore\u201d e non di \u201csalariato\u201d che vende la sua sola ricchezza, le ore di lavoro e fatica.<\/p>\n\n\n\n<p>Racconta Mattei: \u201cNel momento in cui il collettivismo di guerra aveva sfidato l\u2019efficienza del libero mercato ed i cittadini organizzati che non erano pi\u00f9 disponibili all\u2019 essere sfruttati\u201d, serviva ripristinare, attraverso <strong>l\u2019austerit\u00e0<\/strong>, un modello di Economia che non mettesse a rischio le \u00e9lite. Solo l\u2019autoritarismo del Fascismo con l\u2019obbiettivo del pareggio di bilancio, tanto auspicato dalle \u00e9lite economiche britanniche, allora il riferimento per l\u2019Europa, permise di ribaltare la situazione. <strong>Austerit\u00e0 fiscale sui consumi a scapito dei poveri, tassazione dei molti salariati, austerit\u00e0 monetaria con riduzione di salari e sussidi<\/strong>. Gli economisti liberali, distanti dal fascismo ma concordi che salari sufficientemente bassi avrebbero generato risultati ottimali per il mercato si schierarono a favore.<\/p>\n\n\n\n<p>Per le donne ci ricorda il sito del Ministero \u201c<em>Con il fascismo la donna torna a lavorare ma a ricoprire la figura della regina della casa\u201d <\/em>come parte di una evidente volont\u00e0 di riportare alla condizione pre bellica quella della donna, sfruttata nell\u2019ambiente domestico e allontanata dal sistema produttivo.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Qual\u2019era la condizione della donna casalinga verso la fine dell\u2019 800?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Un bell\u2019 articolo su Finestre dell\u2019 Arte del 2018: \u201cIl lavoro femminile nell\u2019 arte\u201d ci permette di visualizzare la situazione.<\/p>\n\n\n\n<p>\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026..<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-full\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"366\" height=\"454\" alt=\"Repubblica o Monarchia ? Politica o Economia?\" src=\"https:\/\/www.thehappycfo.com\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/Induno.png\" alt=\"\" class=\"wp-image-1879\" srcset=\"https:\/\/www.thehappycfo.com\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/Induno.png 366w, https:\/\/www.thehappycfo.com\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/Induno-242x300.png 242w, https:\/\/www.thehappycfo.com\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/Induno-300x372.png 300w\" sizes=\"(max-width: 366px) 100vw, 366px\" \/><\/figure>\n\n\n\n<p><em>Stud\u00ee recenti hanno anche dimostrato come la fitta presenza di donne nel sistema lavorativo di fine Ottocento abbia contribuito a formare e modellare una nuova identit\u00e0 femminile: i contatti con realt\u00e0 esterne allo stretto ambito familiare, e la partecipazione ai movimenti operai e alle agitazioni condussero progressivamente le donne (europee e italiane, specialmente nelle grandi citt\u00e0 industriali) a prendere coscienza della propria condizione, ad acquisire consapevolezza dei propr\u00ee diritti, e a garantirsi una maggior autonomia rispetto ai ruoli cui l\u2019istituto della famiglia intendeva relegarle. Fu soprattutto l\u2019esperienza nelle fabbriche a spingere le donne verso una nuova coscienza di s\u00e9: in simili contesti, le lavoratrici potevano rendersi conto delle proprie abilit\u00e0, e vivere nuovi tipi di relazioni che erano loro preclusi nello stretto ambito familiare (si pensi a cosa potesse significare, per una donna di fine Ottocento, fino ad allora sostanzialmente relegata alle mura domestiche o ai semplici rapporti di vicinato, condividere la propria esperienza con le colleghe all\u2019interno di una realt\u00e0 grande). Si assistette anche a un aumento della presenza femminile nelle associazioni sindacali per quanto, tuttavia, ancora a inizio Novecento, e anche all\u2019interno degli stessi sindacati, fosse radicato il pregiudizio secondo cui il lavoro nelle fabbriche non era adatto alle donne, che avrebbero dovuto, semmai, dedicarsi alla cura della casa.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>E proprio all\u2019interno delle case, peraltro, si svolgeva gran parte del lavoro femminile. Il lavoro domestico, pur godendo di scarsa considerazione sociale, era vitale per l\u2019economia familiare: dal lavoro domestico si traevano importanti risorse per il sostentamento della famiglia, sia quando le donne lavoravano per lo stretto fabbisogno familiare, sia quando eseguivano lavori su commissione (anche se la storiografia ha ormai ampiamente riscontrato che, molto spesso, il lavoro a domicilio era comunque insufficiente per garantire alla donna e alla sua famiglia un\u2019esistenza dignitosa). Si trattava soprattutto di lavori legati a saperi artigianali che ci si tramandava di generazione in generazione e per i quali si registr\u00f2, tra Otto e Novecento, e soprattutto nel nord Italia e nelle grandi citt\u00e0, un forte aumento della domanda, dovuto al fatto che la nuova borghesia urbana, ha scritto la storica Alessandra Pescarolo, \u201calimentava una domanda incredibilmente variegata di oggetti, funzionali o ornamentali, plasmati comunque da una sensibilit\u00e0 estetica carica di decorativismo, che erano prodotti manualmente a domicilio senza alcuna preoccupazione per la razionalizzazione e la standardizzazione che la meccanizzazione avrebbe successivamente imposto\u201d. Le donne, dunque, lavorano spesso a casa come sarte, cucitrici, filatrici, ricamatrici, legatrici, fabbricanti di giocattoli, addette alla lavorazione di trine, pizzi, merletti, accessor\u00ee assortiti. Si trattava tuttavia di attivit\u00e0 a bassissimo costo che facevano leva, secondo Pescarolo, sulla \u201cdisponibilit\u00e0 delle donne del proletariato urbano allo spreco estremo di se stesse e delle proprie energie\u201d.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>L\u2019aspetto triste e dimesso della Filatrice dipinta dal milanese Gerolamo Induno (Milano, 1825 &#8211; 1890), che attende al proprio lavoro di filatura in un interno domestico spoglio e sporco, con le pareti scrostate e con gli oggetti gettati per terra che insozzano il pavimento, \u00e8 una sorta di manifesto involontario della condizione della lavoratrice domestica femminile negli anni immediatamente successivi all\u2019Unit\u00e0 d\u2019Italia (involontario perch\u00e9 probabilmente l\u2019artista, con la sua minuzia narrativa riconosciutagli anche dai critici suoi contemporanei, mirava a riprodurre fedelmente un momento di vita quotidiana, a dipingere una scena di mantenere scevra di qualsiasi connotato politico, pi\u00f9 che a fare denuncia sociale). &nbsp;<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>Se si considera che in uno studio del 1880 condotto da Vittorio Ellena (che dodici anni dopo sarebbe diventato ministro delle finanze nel primo governo Giolitti) erano stati censiti, in quasi tutta l\u2019Italia, ben 229.538 telai casalinghi, si pu\u00f2 facilmente immaginare quanto fossero comuni scene come quelle dipinte da Induno.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026..<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Il Dopoguerra<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><em>&nbsp;\u00c8 ancora una volta con la guerra, il secondo conflitto mondiale, che la donna <strong>torna ad assaporare una sorta di parit\u00e0 con gli uomini<\/strong>. Durante la Resistenza sono molte le donne che divennero staffette, informatrici e parte attiva della lotta contro l\u2019occupazione nazi fascista.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>Una volta terminata la guerra, l\u2019esperienza della Resistenza e della Liberazione, era divenuta oramai un <strong>punto di non ritorno<\/strong> per il paese e anche per i diritti delle donne.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Delia la protagonista del film \u00e8 casalinga che, come quella rappresentata nel quadro di Induno, svolgeva a domicilio, in nero e sottopagata una serie di attivit\u00e0 artigianali, oltre ad essere domestica ad ore presso una famiglia benestante. Anche se inserita in una societ\u00e0 che subordinava la donna alla famiglia regolata dal volere dell\u2019uomo, come ci riporta il sito della Presidenza del Consiglio, Delia cercava una sua indipendenza, risparmiando di nascosto dal marito per costruire un futuro alla figlia, emancipandosi in collegamento con altre donne, la verduraia ad esempio, per trovarsi un ruolo diverso.<\/p>\n\n\n\n<p>Per le \u00e9lite dell\u2019epoca non riconoscere un ruolo alle tante che si erano emancipate era probabilmente impossibile ed ansiogeno. Come ci ricorda Zini, la sovranit\u00e0 tanto sarebbe stata solo il giorno del voto, poi l\u2019\u00e9lite avrebbe gestito a suo modo l\u2019emancipazione femminile, assicurandosi di mantenerle \u201cin posizione subordinata\u201d per ancora molti molti anni.<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019\u00e9lite ha cos\u00ec potuto disporre di una massa di \u201csalariate\u201d con parit\u00e0 di voto ma soggette alle regole dell\u2019 Economia e sfruttate.<\/p>\n\n\n\n<p>E\u2019 stato sorprendente per me scoprire che un testo tanto maschilista che racconta il percorso al diritto di voto, sia quello ufficiale dell Presidenza del Consiglio, ma lo interpreto come una conferma che la Politica, con il voto alle donne nel 1946, diede semplicemente un \u201ccontentino\u201d ad una massa di cittadine che avrebbero potenzialmente avuto il diritto a ben altro trattamento se la Politica, non controllata dall\u2019 Economia avesse avuto la prevalenza.<\/p>\n\n\n\n<p>Il poter beneficiare di una massa di lavoratrici sotto pagate ha sicuramente contribuito alla fortissima crescita italiana del dopoguerra ed alla creazione di una classe media. Molto lavoro nero ha permesso di ristabilire poi le distanze tra \u201ci benestanti\u201d ed i poveri, ritornando a curve di concentrazione della ricchezza simili ai ruggenti anni 1920.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>L\u2019 \u00e9lite rallenta il processo di equiparazione delle \u201csalariate\u201d<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Per chi non fosse ancora convinto della validit\u00e0 dell\u2019analisi che sto condividendo, riassumo di seguito, che a 78 anni da quel voto, l\u2019equiparazione economica delle donne non si \u00e8 realizzata. Lentamente con provvedimenti controllati per evitare stravolgimenti economici ed impatti sui profitti e le rendite dei ricchi la met\u00e0 della popolazione italiana ha risalito la china ma non ha ancora raggiunto la parit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p>Il diritto delle donne lavoratrici nel Dopoguerra \u00e8 di fatto asservito alle logiche dell\u2019 Economia:<\/p>\n\n\n\n<ul class=\"wp-block-list\"><li>pu con una legge sull\u00e0 parit\u00e0 salariale del 1977 oggi non \u00e8 raggiunta con le donne che guadagnano mediamente -10\/15% a parit\u00e0 di posizione; \u00a0<\/li><li>solo nel 1963 si introducono leggi che vietano il licenziamento per matrimonio (ma quante dimissioni in bianco vennero richieste successivamente?);<\/li><li>nel 1975, nuovo diritto di famiglia, l\u2019onere dell\u2019istruzione dei figli, a carico delle donne, viene attribuito ad entrambi i genitori; politiche serie a sostegno di asili nido, conciliazione famiglia lavoro sono assenti in Italia che vanta a livello europeo il pi\u00f9 basso tasso di occupazione femminile;<\/li><li>nel 1991 azioni a favore della parit\u00e0 uomo donna; 1992 sostegno imprenditoria femminile; 1993 quote rosa nei CdA.<\/li><\/ul>\n\n\n\n<p>Fino al 2003 Legge costituzionale 30 maggio 2003, n. l, \u00abModifica dell&#8217;art. 51 della Costituzione\u00bb. L\u2019art. 51 della Costituzione (\u00abTutti i cittadini dell&#8217;uno o dell&#8217;altro sesso possono accedere agli uffici pubblici e alle cariche elettive in condizione di eguaglianza, secondo i requisiti stabiliti dalla legge\u00bb) viene modificato, con l&#8217;aggiunta: \u00abA tale fine la Repubblica promuove con appositi provvedimenti le pari opportunit\u00e0 tra donne e uomini\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Oggi, che fare?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Non sono uno studioso, n\u00e9 professore di questi temi, ho cercato di condividere come a 78 anni quasi da quel giorno magico, possiamo affermare che, nel sostegno delle donne lavoratrici, come in modo profetico gi\u00e0 nel 1919 ci indicava il Prof. Zini, il diritto venne esercitato quel giorno ma in seguito la Politica ha fatto poco per la giusta equiparazione tra i generi o lo ha fatto privilegiando l\u2019 Economia e gli interessi di pochi.<\/p>\n\n\n\n<p>La distribuzione delle risorse dell\u2019 Economia ha continuato a mantenere quella discriminazione verso l\u2019eguaglianza delle donne lavoratrici che solo durante i due conflitti mondiali, per necessit\u00e0 dell\u2019 Economia di guerra, si sono trovate invece equiparate o ravvicinate.<\/p>\n\n\n\n<p>La situazione demografica italiana, la povert\u00e0 crescente, i salari bassi e la perdita di potere economico di ampie fasce della popolazione ci interrogano se, come proposto da Clara E. Mattei, non dovremmo ridiscutere se il sistema capitalistico attuale e \u201cle leggi dell\u2019economia\u201d non debbano essere riviste dando alla Politica pi\u00f9 spazio per definire il Bene Comune, la felicit\u00e0 e l\u2019interesse dei popoli e le regole per renderli attuali.<\/p>\n\n\n\n<p>Donne, giovani oggi sono i nuovi poveri e poco si sta facendo per emanciparli e renderli motori di un nuovo modo di vivere.<\/p>\n\n\n\n<p>Rimando ai testi di Clara E. Mattei per gli approfondimenti e le analisi ma spero questo articolo ispiri anche voi a contribuire per quanto in vostro potere a contribuire al dibatto che subordina la Politica, il bene comune e la Felicit\u00e0, all\u2019 Economia ed insieme rivedere gli obbiettivi della Societ\u00e0 in cui viviamo.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u201cC\u2019\u00e8 ancora domani\u201d il film di successo di Paola Cortellesi celebra un momento speciale del movimento di equiparazione dei diritti tra generi: il 2 giugno 1946 le donne italiane furono per la prima volta e finalmente chiamate alle urne a votare. 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